Quarantena

Una questione di (ir)responsabilità

Giusti i continui appelli alla responsabilità civile: ma è giusto colpevolizzare i cittadini?

Il weekend pasquale è stato dominato dagli appelli alla responsabilità del cittadino: vuoi per il fatto che Sabato a Milano i dati dei contagi sono aumentati – “eh, infatti oggi c’era un sacco di gente in giro” come se le gente si contagiasse in maniera immediata, tampone venuto dal cielo e voilà, ecco direttamente un nuovo caso confermato per il teatrino delle 18 – vuoi per gli scellerati romani in coda per farsi il weekend al mare, vuoi per i cassieri che raccontano delle persone che vanno a fare la spesa 10 volte al giorno comprando alla spicciolata o dei video in cui geni estrosi che per aggirare le regole escono di casa portando al guinzaglio un cane peluche (ma davvero funziona?).

Una base di verità forse c’è: lo stereotipo che noi italiani siamo individualisti (perlomeno su base familiare) e pensiamo prevalentemente agli affaracci nostri, non brilliamo di senso civico, tendiamo a sbattercene della collettività sembra forse più che confermato nel momento in cui ci troviamo davanti i numeri sull’evasione fiscale in Italia confrontato con altri paese.

In un momento in cui si fa continuamente appello sul nostro senso civico e in cui oramai siamo tutti provati da cinque settimane di lockdown è normale quindi che qualcuno inveisca contro chi ha meno senso civico “Statevene a casa: non capite che facendo così non usciremo più?”. Ecco quindi che Beppe Fiorello con un tweet commenta il presunto “esodo pasquale” dei romani: “C’è chi è morto e chi morirà senza poter respirare, chi invece sfacciatamente ha preso la macchina ed è scappato a prendere una boccata d’aria in campagna. Siete complici del contagio infinito, sappiatelo!!”. Alla fine quello che viene richiesto, è semplicemente di starcene a casa sul divano tranquilli e rilassati e aspettare che passi. No? Perchè siamo talmente stronzi e menefreghisti che non riusciamo neanche a starcene a casa tranquilli?

Forse la realtà è un po’ più complessa.
É vero c’è sicuramente per chi starsene a casa non è un grandissimo problema, anzi magari è un’occasione per rallentare, riflettere sulla propria vita, guardarsi serie televisive, imparare nuove lingue, provare l’ebbrezza dello smart working e tenere un ritmo lavorativo non troppo stressante, eccetera. Per alcuni non è tutto questo disagio, anzi. Per tanti, molti però non è così, c’è chi è lavorativamente nella merda perchè se non lavora non guadagna, c’è chi lavora in settori che non si capisce come potranno andare avanti nei prossimi mesi, c’è chi ha una casa piccola e angusta e magari con gli scarafaggi e vorrebbe uscire dal senso di claustrofobia, c’è chi è costretto a rinviare le proprie visite non urgenti sì, ma se continuano a non venire fatte diventeranno urgenti. Potrei fare un elenco infinito, ma invito anche voi che state bene a fare riferimento alla vostra esperienza personale o di qualche persona stretta: se questa situazione fosse capitata nel momento “sbagliato”, in una situazione in cui sareste potuti essere in difficoltà, come la vivreste?

Per come era la situazione italiana ai primi di Marzo, concordo nel dire che il lockdown era l’unica strada percorribile, l’unica misura che in quel momento ci poteva permettere di rallentare il contagio e temporeggiare, in modo tale da poterci attrezzare. Giusto quindi il richiamo alla responsabilità individuale nei confronti della collettività. Ma quello che sto vedendo ora dopo cinque settimane cinque di lockdown non è un appello alla responsabilità ma è una colpevolizzazione eccessiva del cittadino, quando chi in questa situazione sarebbe RESPONSABILE (NOTA: per RESPONSABILI intendo chi ha la responsabilità-dovere di decidere vedasi governo, regione, dirigenti, ecc.. l’uso del termine non è utilizzato al fine di additare colpe) e dopo aver avuto cinque settimane cinque di lavoro – seppur dovendo comunque gestire l’emergenza – sembra che stia facendo del proprio peggio o comunque non abbastanza a seconda di chi si sta parlando per dare le risposte che dopo cinque settimane cinque di lockdown sarebbe lecito aspettarci.

Perchè se penso a chi tecnicamente è complice del contagio infinito come dice Beppe Fiorello, a me non vengono in mente quelli che sono andati in macchina a prendersi una boccata d’aria in campagna – anche se sì, sfacciati lo sono e non mi lasciano indifferente.
Io penso invece al fatto che le farmacie della mia zona non riescono a trovare i guanti, penso alle mascherine che non sono state rese ancora a disposizione dei cittadini anche nelle regioni in cui per uscire sarebbe obbligatorio metterle, penso ai problemi di attrezzature e all’assenza di protocolli per la tutela degli operatori sanitari mandati allo sbaraglio, penso alle continue storie che leggo – o mi sento raccontare direttamente – di gestione sanitaria quantomeno dubbia dei malati, penso ai tamponi che sembrano quasi evitati appositamente, penso al fatto che molte imprese – anche non strettamente necessarie – stanno continuando a produrre soprattutto nelle zone dei focolai – e mi chiedo se ci siano le condizioni di sicurezza per farlo.
Penso a tutte queste cose e ora i numeri mi tornano un po’ di più, perchè per me era difficile credere che il vero problema fosse la persona che si fa a fare la mezz’ora di corsetta.
Certo, quella la vediamo e ci tocca direttamente facendo leva sulle nostre frustrazioni, mentre dovendocene stare in casa tutti questi aspetti appena sottolineati, sicuramente più impattanti, rimangono nascosti. Così come il silenzio dei RESPONSABILI, che non si sente e rimane nascosto dal casino della nostra indignazione e dei nostri “STATE A CASAAAAA”.

Noi a casa ci siamo stati, ma l’accordo era che nel frattempo voi avreste pensato a qualcosa. Se poi veniamo a sapere che solamente il 10 Aprile – alla fine della quinta settimana di lock ovvero tre giorni fa – sono stati nominati degli esperti per pensare alla cosiddetta fase 2, viene naturale chiedersi: “Ma davvero fino ad ora non c’ha pensato nessuno?”. Io pensavo avessimo un accordo diverso.

Certo, periodo di merda per essere uno dei RESPONSABILI in questo periodo, però è anche un periodo di merda un po’ per tutti, su livelli diversi – e sarebbe anche buona cosa che chi sta meglio non venisse preso come esempio unico per rappresentare la situazione. Però ricordiamoci che se quella che stiamo combattendo è una battaglia, tocca ai generali prendersi cura dei rifornimenti, preparare un piano e fare in modo che venga attuato comunicandolo adeguatamente. Mentre qui vedo generali che spendono la maggior parte delle energie a colpevolizzare i soldati che hanno sbagliato mira.

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