Quarantena

#iorestoacasa – ma perchè?

Domani è Lunedì. La prima settimana di “quarantena nazionale” è finita (in realtà sono 8 giorni per i lombardi e meno per gli altri,ma vabbè) tra inni nazionali cantati sui balconi, la conta dei positivi che cresce, gente nella merda perchè non può lavorare, gente che lavora fin troppo, spese online imballate, mascherine per strada madovecazzolecompralagente che io non le trovo. E poi i morti, i malati in terapia intensiva. Le ambulanze che sento suonare ogni 5 minuti.
Al di là del piacere che ho provato Venerdì mattina nel fare la fila per entrare dal panettiere, dove ho potuto scegliere il tipo di pagnotta senza sentirmi schiacciato contro il bancone (purtroppo/perfortuna il fornaio sotto casa è uno dei più famosi di Milano…), è stata una settimana pesante per tutti.

Ci sta sdrammatizzare, fare i flash mob dal balcone, pensare positivo e l’hashtag #andràtuttobene, ma è anche vero che è importante non dimenticare la gravità della situazione e capire bene perchè stiamo facendo quello che stiamo facendo: altrimenti è un attimo che qui la gente sbraga e si ricomincia a fare quel cazzo che si vuole.

Social Distancing – Cosa stiamo facendo?

Il “Social distancing” è una strategia di contenimento del virus che consiste nel limitare i contatti tra le persone allo scopo di rallentare la diffusione di un’epidemia. Lo spiega molto bene questo articolo in lingua inglese.

La cosa più interessante sono le immagini (che vi consiglio di guardare: prima simulazione -> virus che circola libero, seconda simulazione -> creazione di una “zona rossa” stile Codogno, terza simulazione -> social distancing moderato, quarta simulazione -> social distancing drastico) che oltre a farci capire in maniera intuitiva come funziona il social distancing e la sua efficacia, ci fanno intuire che esistono diverse modalità di metterlo in pratica, alcune più semplici altre più drastiche.
Come mai abbiamo quindi bisogno di utilizzare una modalità così drastica?

Perchè la situazione è molto grave. E potrebbe anche andare molto peggio.

Qual è la situazione in Italia

Piccolo riassunto:

  • In Lombardia stiamo assistendo a un massacro
  • Il virus è arrivato in Veneto, ma è stato abbastanza contenuto
  • Il virus è arrivato anche in Emilia Romagna, che al momento non è messa benissimo
  • Il virus è arrivato un po’ dappertutto e bisogna evitare a tutti i costi che partano nuovi focolai incontrollati

Per capire perchè questa settimana dobbiamo fare tutto il possibile per non ammalarci e quindi STARE A CASA è importante soffermarci sulla situazione della Lombardia.

Cosa sta succedendo in Lombardia

In Lombardia, seguendo i dati della protezione civile che sto raccogliendo in questo Google Spreadsheet aggiornati al 15/03/2020, abbiamo 13272 casi positivi, 6267 ospedalizzati di cui 767 in terapia intensiva e contiamo 1218 deceduti.

Insomma, più della metà dei casi e degli ospedalizzati sono in Lombardia, tranne i morti che sono addirittura il 70% del totale. Si può quasi affermare con certezza che i casi positivi in Lombardia siano molti ma molti di più. A sostegno di ciò si potrebbe parlare di quanto è alto il tasso di mortalità in Lombardia e fare una riflessione sulle modalità in cui è saltato fuori il paziente 1 di Codogno: ma lascerei la spiegazione approfondita di questo punto ad un altro post (che linkerò qui).
Il che fa percepire la dimensione enorme del focolaio – oltre al rischio reale che quella sciagurata notte in cui è trapelato il decreto in cui si dichiarava la Lombardia zona rossa, il virus sia stato portato in giro in tutta Italia – ma a questo ci arriviamo dopo.

La cosa più inquietante dei numeri della Lombardia sono comunque il numero dei morti e dei ricoverati in terapia intensiva.
Come sostenuto da Fontana mancano i posti in terapia intensiva, mancano macchinari e manca il personale. I numeri dei posti in terapia intensiva disponibili della regione Lombardia, prendendo i dati del ministero della salute al 2018 sono 859 – dai dati non mi è facile capire se si includono i posti degli ospedali privati. Bisogna inoltre aggiungere che qualche altro posto sarà stato creato ad hoc, ma bisogna considerare che la terapia intensiva non serve solo ai malati di Coronavirus. Quanti erano i malati in terapia intensiva? 767. Praticamente quasi tutti i posti servono a loro, che tra l’altro devono essere trattati con precauzione, essendo contagiosi. Un’ospedale affollato con persone che devono stare isolate. Non sembra promettente.

Per quanto riguarda i morti: sono 1218, il 70% del totale in Italia. L’Eco di Bergamo ha pubblicato Venerdì scorso 10 pagine di necrologi. Negli ultimi giorni l’andamento è di un centinaio di decessi al giorno, oggi sono stati registrati quasi 300 decessi. E questi numeri sono sempre superiori a quelli delle persone ricoverate in terapia intensiva.

La pubblicazione delle “Raccomandazioni di etica clinica per l’ammissione a trattamenti intensivi e per la loro sospensione, in condizioni eccezionali di squilibrio tra necessità e risorse disponibili” da parte della SIAARTI – la Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva – aveva già creato il timore che si sarebbe potuti arrivare a una situazione in cui la carenza di risorse e di posti letto avrebbe costretto i medici a dover ottimizzare le proprie risorse trascurando i pazienti con meno possibilità, se a questo aggiungiamo i vari rumors – attraverso audio di Whatsapp o similia – in cui si sostiene che i medici sono arrivati al punto che devono decidere chi intubare e chi no (purtroppo sono molti i casi in cui i pazienti necessitano di questo tipo di cure) capirete che la situazione sembra decisamente drammatica.

C’è da dire che ci sono alcune dichiarazioni che definiscono questi rumors come delle fake news come in questo video del primario di Terapia Intensiva dell’Ospedale Niguarda, ma al di là del dibattito se effetivamente questi rumors sono veri o falsi, al di là dell’età media dei decessi che è sicuramente alta (purtroppo non ho trovati dati aggiornati al riguardo e tra quelli forniti dalla protezione civile su Github non li ho trovati) e comunque trattasi di pazienti solitamente con almeno 2-3 patologie (vedasi l’articolo del corriere qui), certo è che in questo periodo il carico sul sistema sanitario è imponente e siamo quasi-al-o abbiamo già oltrepassato il limite e i numeri al momento non sembrano migliorare.

Cosa dovete fare questa settimana

Se non l’avevate capito bene settimana scorsa spero che questa settimana lo teniate presente. STATE A CASA, ma davvero.

Se siete lombardi, pensate a quello che sta succedendo nella vostra regione. Ne converrete che non è un buon momento se avrete bisogno dell’ospedale. Se avete parenti che non sono in salute, dovreste aspettare che non si ammalino.
Dovete cercare di non ammalarvi a tutti i costi ma – siccome in realtà la possibilità che siate già malati è alta – dovreste evitare a tutti i costi di contagiare altre persone. Siate paranoici, disinfettate tutto. Lavatevi le mani. Uscite solo se dovete. Lavatevi le mani. Rispettate il metro di distanza dalle persone. Lavatevi le mani. Rinunciate alla vita sociale. Non toccatevi la bocca e gli occhi quando siete in giro. E lavatevi le mani. Insomma fate molta attenzione, è estremamente importante uscire da questa situazione il più presto possibile. Fino a quando non diminuiscono i numeri (quello dei positivi è il meno preoccupante, sono i ricoverati che sono il problema), la situazione sarò sempre drammatica.

Se siete delle altre regioni di Italia, dovete fare in modo che quello che sta succedendo in Lombardia non succeda nella vostra regione. Se avete preso il treno quella sera del decreto, o quest’ultimo weekend – mettetevi in quarantena e non uscite di casa. Sappiate che avete messo a rischi i vostri familiari, ma magari era proprio necessario e insomma oramai la frittata l’avete fatta, ma ora veramente dovete fare il meglio che potete perchè è un attimo. Se ve ne fregate potrebbe succedere un casino. Basta una persona, come dimostra il caso del “paziente 31” in Sud Corea, che ha rifiutato di fare il test e da sola si stima abbia infettato CENTINAIA di persone. La sua storia qui: https://www.lastampa.it/esteri/2020/03/04/news/la-setta-coreana-che-ha-contagiato-un-paese-curarsi-e-un-peccato-1.38548974.

Lo so che c’è bisogno di ottimismo e di farsi forza in questo periodo, ma secondo me è importante ricordarsi perchè lo stiamo facendo.

Facciamolo meglio di prima e continuiamo a farlo. Stiamo a casa.

PS – Se vi interessa c’è un movimento internazionale che invita a stare a casa in maniera cordiale: https://staythefuckhome.com/

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2 Comments

  1. […] (con sintomi moderati) restano a casa ad aspettare il decorso della malattia, per non pesare su un sistema sanitario già messo a dura prova. Il che fa presuppore quindi che i numeri che vediamo sono solo la punta di un iceberg molto […]

  2. […] (con sintomi moderati) restano a casa ad aspettare il decorso della malattia, per non pesare su un sistema sanitario già messo a dura prova. Il che fa presuppore quindi che i numeri che vediamo sono solo la punta di un iceberg molto […]

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