Fase 2

Imparare a danzare col Coronavirus

Cosa dovremmo fare veramente nella fase 2

Purtroppo non se ne parla tanto nei media principali (praticamente solo Il Corriere della Sera), ma sulla piattaforma fondata dal cofondatore di Twitter Evan Williams, Medium, sono usciti una serie di articoli molto interessanti firmati dal trentottenne Tomas Pueyo, personaggio che purtroppo sfugge alla categorizzazione classica di questi giorni: non è un virologo, un epidemiologo, un biologo, un fisico, insomma non si può definire – e non vuole definirsi – uno scienziato (se siete interessati al suo CV, potreste dare un’occhiata al suo profilo LinkedIn).

Il caso Pueyo

Il “caso Pueyo” inizia con la pubblicazione dell’articolo Coronavirus: why you must act now che riceve 7 milioni di visualizzazioni in 24 ore e dopo un mese e mezzo dalla pubblicazione vanta una traduzione in 40 lingue diverse (versione italiana qui). L’articolo è stato pubblicato il 10 Marzo e raccoglie uno spiegone (26 minuti di lettura) con una serie di grafici e modelli matematici interessanti a dimostrare l’importanza dell’agire immediatamente (da noi era stato appena annunciato il lockdown, ma di sicuro negli altri paesi non era così scontato), dato che una diffusione incontrollata del Coronavirus avrebbe potuto avere effetti devastanti, tra cui il collasso del sistema sanitario e migliaia di morti (e i fatti sembrano avergli dato ragione, ma ripeto che ai tempi non era così scontato, nonostante perlomeno in Italia cominciavamo forse a intuirlo).

Dopo il successo del primo articolo, nove giorni dopo Pueyo pubblica Coronavirus: The Hammer and the Dance (qui la versiona italiana) in cui ribadisce l’importanza di attuare misure drastiche per fermare l’esplosione iniziale dei contagi – misure definite “The Hammer“, “Il Martello” appunto, ovvero quello che da noi si potrebbe riassumere simpaticamente con un “chiudetetutto!!!!!!!” – partendo dalla considerazione che in questa fase iniziali misure più graduali sarebbero risultati in una perdita di tempo che non avrebbe fermato il problema ma l’avrebbe aggravato. Importante sottolineare il fatto che Pueyo sostiene la durata limitata a poche settimane della fase di applicazione del “Martello” il cui scopo è quello di prendere tempo in modo tale da progredire negli studi (terapie, vaccini e capire meglio il virus) ma soprattutto per creare una strategia per la fase successiva, chiamata “The Dance” ovvero “La Danza” – il periodo in cui dobbiamo imparare a convivere col virus.

Nell’articolo successivo intitolato Coronavirus: Learning How to Dance (articolo che viene pubblicato in più parti ed ancora in fase di realizzazione ad oggi siamo alla parte 3- versione italiana qui) viene affrontato l’argomento oramai sulla bocca di tutti – quella che da noi viene chiamata Fase 2. Partendo da un’analisi delle esperienze dei vari paesi (soffermandosi in particolare sull’esperienza dei paesi asiatici), analizza le varie misure che si possono attuare e ne valuta l’efficacia e la possibilità di realizzazione.
Il mio invito è quello ovviamente di leggervi gli articoli di Pueyo – sappiate che sono molto lunghi – ma se vi fidate e avete meno tempo, proverò nei prossimi articoli a rielaborare in maniera più personale e forse contestualizzata al nostro paese i concetti più importanti.

Le misure per la fase 2 – La Danza

Prendenendo quindi ispirazione dagli articoli succitati, ecco le misure che ogni governo dovrebbe sicuramente implementare/migliorare/lavorare su/considerare per limitare il contagio durante la fase 2 e evitare una riesplosione dei casi.

  1. L’utilizzo delle mascherine – una misura sottovalutata soprattutto a causa del dibattito iniziale, ma che può essere estremamente efficace – spoiler: molto più efficace di quanto potreste immaginare anche semplicemente quelle fatte in case. Approfondisco nell’articolo “Perchè usare le mascherine
  2. Educazione civica al distanziamento fisico e al rispetto delle norme di igiene – le solite cose: lavarsi spesso le mani, evitare di stare a stretto contatto con le persone (ovvio che coi conviventi non si può evitare), evitare feste e eventi sociali, tenere 2 metri di distanza (in Italia abbiamo deciso che si tratta di 1 metro e mezzo, diciamo che non è una differenza così importante). Altra parte del discorso è rispetto a come attrezzare i luoghi in maniera tale da limitare i contatti e i contagi. Spoiler: il termometro potrebbe essere una risorsa più costosa che effettivamente utile.
  3. Implementare misure rigorose di sorveglianza attiva attraverso test, tracciamento dei contatti, isolamenti e quarantene – questa è una della parti fondamentali: la Corea del Sud applicando queste misure in maniera quasi impeccabile (alert: si parla di sistemi di sorveglianza che mettono a dura prova la nostra concezione di privacy e potrebbero creare grandi discussioni) è riuscita a contenere l’epidemia senza dover affrontare una fase di lockdown. Detto questo, anche senza l’efficienza della Sud Corea, è possibile implementare misure di questo tipo – senza sacrificare troppo la privacy – e limitare con successo l’aumento dell’indice di contagio, il famoso R0.
  4. Migliorare la gestione sanitaria – qui si tratta sia di aumentare la fornitura di DPI al personale sanitario, sia di migliorare la medicina sul territorio o l’assistenza medica da remoto (telemedicina), migliorare la gestione ospedaliera, aumentare i posti di terapia intensiva. Insomma, si tratta da un lato di migliorare il trattamento del paziente dal primo anello della catena (molti pazienti si sono sentiti abbandonati e confusi in questo periodo dovendo affrontare una serie di problemi tra cui quello non da poco dell’isolamento casalingo) all’ultimo (evitare il sovraffolamento delle terapie intensive), sia di proteggere luoghi ad alto rischio di contagio.
  5. Migliorare la gestione delle RSA – questo andrebbe trattato come un problema a parte, dato che non solo in Italia le residenze per anziani sono diventati dei luoghi molto pericolosi ed è estremamente importante che vengano riorganizzati e protetti.

Quali misure sono più efficaci? Perchè queste e non altre?

Ci tengo a sottolineare che i primi 3 punti se svolti in maniera impeccabile possono portare DA SOLI a far scendere R0 sotto il valore di 1 (assumento che il valore di R0 sia 2.4), ovviamente la “perfezione” deve scontrarsi con la realtà quindi è importante lavorare su tutti i punti allo stesso tempo. Sulla matematica che ci sta dietro a questa mia affermazione, ci arriveremo più avanti. Spoiler: l’ho rubata senza vergogna da Pueyo.

Si può essere quindi essere cautamente e relativamente ottimisti (purtroppo la situazione è quella che è) per le scuole e per tutte le attività che per forza di cose mettono il distanziamento fisico a dura prova: se implementassimo le misure di cui sopra in maniera sufficientemente efficace, potremmo permetterci di “riaprire gradualmente” (magari in maniera diversa, ma comunque tollerabile) senza temere che le cose vadano fuori controllo, come è successo di recente in Lombardia.

Il punto è che però senza delle solide fondamenta, il rischio di dover tornare indietro è alto: importante quindi analizzare queste misure nel merito (ne approfitterò anche per spiegare perchè ritengo queste misure importanti e in che misura) e capire anche se effettivamente ci ritroviamo in quello che stiamo facendo/faremo durante la Fase 2 – che al momento lascia giustamente qualche punto di domanda.

Approfondirò il discorso sulle misure qui citate negli articoli successivi – fortunatamente per i primi tre punti posso attingere a piene mani da Pueyo, per quanto riguarda gli altri due, vedremo più avanti. A presto!

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1 Comment

  1. […] Questo articolo prende spunto, oltrechè la maggior parte di dati e grafici, dall’articolo di Pueyo “Coronavirus: The Basic Dance Steps Everybody Can Follow” già citato nell’introduzione a questa serie di articoli […]

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