Dati

COVID-19 in Lombardia e in Veneto: numeri a confronto

L’evoluzione dell’epidemia nelle due regioni coinvolte nei primi casi di Coronavirus

Sembra passata un’eternità da quel 21 Febbraio in cui è stato trovato il paziente 1 di Codogno, ma alla fine si tratta di poco più di un mese e nessuno – o forse pochi non ascoltati – si sarebbe immaginata l’evoluzione e i numeri delle settimane successive.

Se ben ricordate le regioni più colpite dai primi casi sono state Lombardia e Veneto, sebbene poi l’Emilia Romagna – soprattutto nelle provincie di Piacenza e Parma, focolai probabilmente collegati a quello lodigiano – ha quasi subito sorpassato il Veneto per numero di casi, così come anche il Piemonte nelle settimane successive.
Inoltre le due regioni sono entrambe amministrate dallo stesso partito (Lega Nord) ma l’evoluzione dell’epidemia sembra aver preso strade diverse: cosa che non è sfuggita ai media che in questi giorni spesso menzionano questo fatto, che però meriterebbe un ulteriore approfondimento al di là del semplice paragone delle due curve sul totale dei contagiati. Ecco perchè ho deciso di farlo in questo articolo.

Fonti dei dati


Dati terapie intensive -> Ministero della salute, aggiornati a fine 2019
Dati COVID-19 -> Protezione civile aggiornati al 07/04/2020

Lombardia vs Veneto

RegioneTotale CasiGuaritiIsolamento DomiciliareOspedalizzatiTerapia IntensivaDecessiTasso di mortalità
Lombardia523251449815205131381305948418.13%
Veneto119251265808918762976955.83%

In questa tabella sono elencate le metriche classiche che oramai conoscete: il totale dei casi positivi confermati da test, il numero dei guariti, il numero delle persone in isolamento domiciliare, il numero totale degli ospedalizzati in cui sono compresi quelli in terapia intensiva e il numero dei decessi.

A prima vista non si può non notare che i numeri della Lombardia hanno volume maggiore, ma è anche interessante notare i rapporti diversi: se per quanto riguarda il numero totale dei casi e il numero di persone in TI il rapporto è di 4 a 1, il numero degli ospedalizzati è in Lombardia 7 volte più grande mentre il numero delle persone in isolamento domiciliare è addirittura meno del doppio. Il numero di guariti in Lombardia è 11 volte più grande, mentre il numero dei decessi è di 13 volte più grande.

EDIT 09/04: Ovviamente il volume maggiore va anche rapportato in base al numero degli abitanti, che in Lombardia sono poco più del doppio di quelli del Veneto, ovvero poco più di 10 milioni contro i 5 milioni circa del Veneto. Senza fare calcoli precisi, essendo il rapporto di numeri assoluti maggiore del doppio, si può tranquillamente dire che in Lombardia l’impatto relativo sulla popolazione è comunque più alto che in Veneto.

Il numero più interessante è ovvicamente quello del tasso di mortalità (decessi / totale casi) che in Lombardia è del 18.13% e in Veneto del 5.83%. Sul tasso di mortalità ne ho parlato in questo articolo in cui comparavo Italia e Germania, ma in generale la differenza di mortalità può essere spiegata da questi fattori: diversa fase dell’epidemia (in stato iniziale può essere più basso perchè “i morti impiegano tempo per morire”), diverse modalità di trattamento ospedaliero oppure il fatto che i numeri totali dei casi sono sottostimati e si tende quindi a rilevare solo i casi gravi. Cerchiamo ora di analizzare alcuni dati con la lente di ingrandimento per capire meglio le differenze.

Analisi dei casi risolti

Ho definito come casi risolti i casi che non sono ancora in corso, quindi si parla di persone guarite o decedute.

RegioneCasi Risolti% Casi Risolti su Totale Casi% Deceduti% Dimessi
Lombardia2398245.83%39.55%60.45%
Veneto196016.44%35.46%64.54%

Si nota che la percentuale dei deceduti sul totale dei casi risolti è leggermente più alta in Lombardia (di conseguenza la % di guariti è leggermente più bassa). Molto interessante da notare che in Lombardia quasi la metà dei casi totali non sono più attivi, mentre in Veneto solo il 16.4% dei casi ha già avuto risoluzione.

Una spiegazione potrebbe essere che la maggior parte dei casi in Veneto si è sviluppata più tardi rispetto alla Lombardia, cosa che sembrerebbe andare incontro alla teoria che l’epidemia si è sviluppata un po’ più tardi – nel senso che sebbene abbiamo casi risalenti agli stessi giorni, in Lombardia il contagio era più diffuso mentre in Veneto era meno diffuso ed è stato controllato meglio. Un’altra spiegazione potrebbe essere relativa al fatto che in Lombardia arrivano più casi che necessitano ricovero ospedaliero mentre in Veneto ci sono più casi in isolamento domiciliare (come vedremo meglio nella tabella successiva) o più casi trovati in fase iniziale dello sviluppo della malattia e quindi per arrivare alla risoluzione bisogna aspettare il termine dei 14 giorni, mentre in Lombardia potrebbero entrare nel totale casi i casi in stadio più avanzato e che arrivano più rapidamente a una soluzione, che può essere la guarigione o il decesso. Il che farebbe propendere per l’ipotesi che la Lombardia è molto più lontana dal tracciare il numero totale dei casi.

Aggiungo alcuni grafici sull’evoluzione delle due regioni, sia sul totale casi, sia sul totale dei casi risolti.

Progressione Totale Casi
Progressione Casi Risolti

EDIT 09/04: per completezza mi segnalano che sarebbe interessante aggiungere un maggiore focus sui morti, sia rispetto alla progressione nel tempo, sia rispetto al fatto che in Lombardia si stimano molto più morti dei dati registrati – aspetto che è più simile a un fatto che una congettura dato che si basa su dati Istat.

Analisi dei casi attivi

Ho definito invece casi attivi i casi attualmente in corso, che prevedono quindi un isolamento domiciliare o un’ospedalizzazione.

RegioneCasi attivi% Isolamento Domiciliare% Ospedalizzati (TI inclusa)% Terapia Intensiva
Lombardia2834353.65%46.35%4.60%
Veneto996581.17%18.83%2.98%

A parte il fatto che la % dei casi in terapia intensiva in Lombardia è quasi il doppio, ancor più interessante è il confronto tra i casi in isolamento domicliare e i casi ospedalizzati. In Veneto, l’80% dei casi è trattato con isolamento domiciliare, mentre in Lombardia quasi il 50% ha bisogno di ricovero ospedaliero.

Esclusa la possibilità che il virus possa essere più aggressivo in Lombardia che in Veneto, rimangono due possibilità: o una strategia di gestione dei casi diversi, per cui la Lombardia tenda più facilmente a ospedalizzare le persone (in diversi articoli si definisce l’organizzazione sanitaria lombarda “ospedalocentrica”) il fatto che la Lombardia abbia molti più casi di quelli registrati (il che renderebbe i numeri ancora più alti) che sono in autoisolamento senza aver ricevuto il tampone, mentre ovviamente quelli che hanno bisogno di ricovero ospedaliero a un certo punto devono per forza saltare fuori dato che hanno bisogno di cure mediche. Il che forse, spiegherebbe la più alta % di casi risolti menzionata nel paragrafo precedente.

A supporto di quest’ultima tesi, mi sembra interessante notare la differenza dell’utilizzo dei tamponi nelle due regioni.

RegioneTamponi fatti% Tamponi Positivi / Totale Tamponi
Lombardia15933132.84%
Veneto1535427.77%

A parità (più o meno) di tamponi, avendo meno della metà degli abitanti, il Veneto ha sicuramente testato una fetta più ampia della popolazione. Inoltre la % di positivi è molto più bassa. Il fatto che più del 30% dei tamponi della Lombardia sia positivo fa legittimamente pensare che vengano per lo più utilizzati per confermare i casi avanzati, mentre il Veneto sembra utilizzare i tamponi in maniera preventiva, per decidere chi isolare e chi no, da cui ne deriva una maggior percentuale di casi in isolamento domiciliare.

Il poter utilizzare una strategia preventiva o meno, potrebbe essere stato condizionato da una mancanza di risorse dovuta al dover gestire un’emergenza di dimensione differente. Come detto, la % di casi in TI della Lombardia è doppia e se guardiamo i dati della tabella successiva, vediamo come in Lombardia abbiamo al momento (e così è oramai da settimane) più casi critici dei posti previsti in terapia intensiva, mentre la terapia intensiva in Veneto è sottoposta a meno stress, col 61% dei posti occupati.

RegionePosti in Terapia IntensivaSaturazione TI
Lombardia859151.92%
Veneto48760.99%

EDIT 09/04: Giusto per specificare che è vero che i posti in TI in Lombardia sono aumentati dato che ne sono stati creati dei nuovi, ma penso che comunque il rapportarsi ai numeri “normali” dia una perfetta percezione di quanto il sistema sanitario venga messo sotto pressione, perchè oltre ai posti in sè, il dover creare nuovi posti in emergenza implica anche l’utilizzo di nuovo personale e anche delle difficoltà di gestione. Il tutto sommato ci fa capire che comunque il sistema sanitario NON è messo nelle condizioni di rendere al meglio – cosa che tra l’altro è la vera essenza del problema.

Le differenze tra le due regioni – in sostanza

I dati qui analizzati fanno capire la differenza principale tra le due regioni e conferma quanto sostenuto da alcune testate giornalistiche in questi giorni. In Lombardia si testa di meno e solo i casi più avanzati, ne deriva che tendono ad emergere molti meno casi di quelli reali. Ciò può essere dettato da una strategia sbagliata o può comunque essere determinato dal fatto che si è sottostimato il problema in fase iniziale e quando ci si è resi conto della reale portata i casi erano talmente tanti che non si è potuta attuare una strategia di prevenzione ma ci si è dovuti focalizzare a gestire l’emergenza.
Il Veneto sicuramente ha potuto organizzarsi meglio probabilmente perchè all’epoca il contagio era meno diffuso nella regione, ma è anche vero che in fase iniziale ha agito prima e con più determinazione. La maniera in cui è stato gestito il focolaio di Vo Euganeo attraverso i tamponi deve far scuola, oltre al fatto che grazie a quell’esperimento abbiamo potuto capire l’importanza degli asintomatici nella diffusione del contagio. Se volete capire di più su come è stato gestito il focolaio di Vo, vi rimando a questa intervista al prof. Andrea Crisanti, virologo a cui si devono le scelte intraprese dalla regione Veneto. Inoltre, a far aumentare il tasso di mortalità, ha sicuramente influito anche il fatto che in Lombardia gli ospedali hanno avuto sia le terapie intensive che i posti letto pieni, riducendo quindi plausibilmente la qualità del trattamento, oltre che a creare più facilmente una serie di problematiche relative al contagio dei e attraverso gli operatori sanitari – argomento che lascio approfondire ai veri giornalisti.

EDIT 09/04: Sicuramente un aspetto che può avere impatto nella velocità di contagio, soprattutto in fase iniziale e facendo in modo che il ritardo nella scoperta del problema abbia avuto in impatto maggiore, è la densità della popolazione lombarda, quasi il doppio di quella Veneta, unita ad alcune “abitudini” (ovvero l’accentramento verso Milano o verso specifiche aree lavorative) e ad “alcuni problemi di gestione” (vedasi il caso dell’ospedale di Alzano, che ha probabilmente fatto da “bomba”). Questi elementi sicuramente hanno contribuito a far aumentare molto velocemente lo sviluppo dell’epidemia, da un lato rendendo forse un po’ difficile la valutazione effettiva della situazione ma soprattutto rendendo ancora più problematico il ritardo con cui si è agito.

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